Un fisico Giuliano Martinelli ordinario all’università di Ferrara, uno dei maggiori esperti di fotovoltaico in Italia ha inventato un sistema in grado di concentrare la luce solare con una lente fino a duecento volte, duecento soli.
E, con un sistema di microspecchi, spezzarla in quattro colori. Inviarli mirati su altrettante celle fotovoltaiche specializzate solo su quei colori, e capaci di convertirli in elettricità con alta efficienza. Ma, proprio perché specializzate, celle costruite con materiali a basso costo, in film sottile. Con il minimo ricorso al silicio iperpuro o a costosissimi cristalli di gallio o germanio.
Risultato: una parabola fotovoltaica, grande quanto un grosso disco satellitare, che già oggi, nei primi prototipi dell’Università di Ferrara, converte luce in energia al tasso del 40 per cento. Ma, entro tre o quattro anni, arriverà alla produttività record del 50%, con costi di produzione nettamente inferiori alle celle solari in silicio o in arseniuro di gallio. Bilancio: produttività record combinate a costi bassi, quindi il mix ottimale per sfondare il muro del suono del solare. Ovvero energia elettrica rinnovabile competitiva (e in futuro persino meno costosa) di quella da fonti fossili, petrolio, gas o carbone che siano